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L'INVASIONE DELLE OPA - Dopo Bulgari...
20/3/2011
Intervista rilasciata dal Dr. Fabrizio Zampieri al quotidiano indipendente online "LETTERA 43" il 10/mar/2011, relativamente alle OPA straniere su aziende italiane. L'INVASIONE DELLE OPA --- Dopo Bulgari, gli stranieri puntano su Edison e Fonsai Più che una montagna, Piazza Affari sembra una collinetta che chiunque è in
grado di scalare. Il caso della maison Bulgari, finita in mano ai francesi di
Lvmh malgrado abbia rispettato i buoni fondamentali economici, è solo l'ultimo
di una lunga serie. I brand italiani volati di recente all'estero cominciano a
diventare davvero tanti (basti citare Ferré, Fendi, Pucci, Valentino, Gucci,
Bottega Veneta, ma anche Fastweb, Standa e Coin). Tuttavia, scorribande e Opa
(Offerta pubblica d'acquisto) straniere potrebbero ripetersi molto presto in
seno all'asfittico listino milanese. E i nomi di cui si chiacchiera, anche solo
a livello informale, sono da far tremare i polsi. POSSIBILI
SCALATE . «Mi aspetto a breve notizie relative ad altre acquisizioni o
possibili scalate di società italiane da parte di gruppi stranieri», ha rivelato
a Lettera43.it Fabrizio Zampieri, analista finanziario e socio
ordinario di Assoconsulenza. «Qualche esempio? Si parla di Generali e
Mediobanca, dove le partecipazioni straniere nei capitali sociali dovrebbero
aumentare». Poi Zampieri ha citato senza precisare il caso di «una società
sportiva situata in Centro Italia» (il pensiero corre all'Opa di Thomas Richard
DiBenedetto sulla As Roma). E ha chiosato: «Insomma, molte aziende “modello” del
nostro listino potrebbero adottare presto altre lingue all'interno dei consigli
d'amministrazione». Dal caso Ligresti alla vicenda EdisonL'economista ha aggiunto: «Non
dimentichiamo che tante altre società presenti in Borsa Italia hanno molte
quote, seppure non maggioritarie ma ugualmente influenti, di capitali stranieri
all'interno dell'assetto. Parliamo di Juventus, Unicredit, Finmeccanica,
STMicroelectronics, Alitalia, Cariparma o Banca nazionale del lavoro. Il governo
italiano sembra voler evitare questo mercanteggiare sulle nostre imprese, ma c'è
poco da fare: il mondo è sempre più globalizzato e gli equilibri si stanno
spostando verso nuove aree geopolitiche e Paesi che hanno ottimi fondamentali
economici e demografici o una grande abbondanza di
liquidità». GROUPAMA E LA GALASSIA LIGRESTI. Sussura un
altro analista che, teoricamente, «anche Telecom è scalabile». Ma di quali Opa
in Borsa si parla invece apertamente? Tra gli assicurativi, tiene banco il caso
Ligresti con Premafin e Fonsai: anche qui gli appetiti sono di marca francese
(Groupama) ma i paletti della Consob potrebbero scoraggiare il gruppo
assicurativo parigino. Poi c'è, tra gli energetici, la vicenda Edison con la
possibile intesa tra il gigante transalpino Edf e la milanese A2A. L'ennesima
probabile Opa francese, stavolta, ha causato parecchi malumori anche a livello
politico. E il governo potrebbe aver ottenuto in queste ore il congelamento per
un anno dello spin-off che avrebbe condotto l'azienda di Foro Buonaparte nelle
fauci del colosso statale d'Oltralpe. La debolezza di Borsa ItaliaEugenio Benetazzo, il guru dei trader indipendenti che molti definiscono il
«Grillo dell'economia» ha azzardato: «Ci sono almeno tre società di interesse
strategico che sono scalabili, ma preferisco non fare nomi. Per quanto riguarda
Bulgari, mi stupisco come non sia accaduto prima, visto il boom in Oriente e le
grandi prospettive di consumo per i beni di lusso». «In generale», ha
aggiunto Benetazzo, «Borsa Italia adesso è insignificante per dimensione su
scala planetaria e ha perso l'originaria vocazione di consentire alle piccole e
medie imprese (Pmi) l'accesso ai capitali. Era questa la logica che soggiaceva
alla quotazione in Borsa: evitare l'indebitamento a medio e lungo termine e
poter contare su capitali freschi sgravati di oneri finanziari. La governance
politica dovrebbe puntare a rafforzare tale principio e dare maggiore
accessibilità ai processi di quotazione». LE CARENZA NELLE
PMI. L'esperto, autore con David Parenzo di L'Europa s'è rotta
(Sperling&Kupfer) ha chiuso: «Il sistema manca invece di supporto, tutela e
garanzie. Poi c'è anche una carenza di competenza manageriale nelle Pmi che
vedono la Borsa come una minaccia. Tuttavia, il listino dovrebbe avere nuovi
segmenti dedicati alle piccole e medie imprese che in questo momento di
difficoltà strutturale hanno bisogno di acquisire risorse fresche. Non
dimentichiamo che con Basilea III, il nuovo accordo sui requisiti minimi di
capitale, la situazione si farà ancora più dura». Giovedì, 10 Marzo 2011
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